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Esiste un criterio per stabilire “la
risoluzione giusta”?
Sì, c’è. Anzi, ce ne sono due: uno empirico (e
un po’ rozzo), e uno scientifico.
Criterio empirico
La risoluzione espressa in dpi è un indicatore
che si usa nello spazio “fisico”: parliamo di
1200 dpi (dots per inch, punti per pollice, 1
inch = 2.54 cm), e quindi stiamo dicendo che in
ogni trattino di 2.54 cm ci stanno 1200
punti.
La risoluzione espressa come numero di pixel
indica invece da quanti punti (in larghezza e
in altezza) è costituita un’immagine digitale.
Siamo quindi in uno spazio
“virtuale”.
Il criterio empirico, basato sul buon senso,
dice che:
-
quanto
più grande è lo spazio fisico da stampare (il
formato carta)
e
-
quanto
più grande la risoluzione di stampa
(quanti punti di toner ogni 2.54
cm)
allora
-
tanto
più grande dovrebbe essere lo spazio
virtuale.
In parole povere, più grande è il formato carta
e/o la risoluzione di stampa, più grande deve
essere la dimensione dell’immagine (in
Megapixel, larghezza x
altezza).
Criterio scientifico
Esiste una formula che permette di calcolare il
numero
minimo di pixel da cui deve essere costituita
l’immagine da
stampare.
Tale misura è espressa in Megapixel.
Una volta che conosciamo il numero di Megapixel
necessari, possiamo ricavare a ritroso la
risoluzione di scansione usando la tabella di
correlazione tra la risoluzione e il numero di
pixel di una diapositiva
digitalizzata.
La formula è la seguente:
Pixel di una diapositiva scansita = Formato
carta x Risoluzione di stampa
/2.54
dove:
- il numero di pixel della diapositiva scansita
sarà espresso in Megapixel
e
- 2.54 è il fattore di conversione da inch a
centimetri (1 inch = 2.54 cm)
Per alcuni dei più comuni formati carta
otteniamo ad esempio le seguenti
tabelle:

Però...
Quanto detto sopra ha a che fare con
l’ingrandimento dell’immagine da stampare. Ma
l’ingrandimento non è tutto: infatti,
anche il tipo di soggetto ripreso nell’immagine
può incidere sulla qualità percepita
dall’occhio umano.
Ingrandimenti fatti su immagini “a dettaglio
racchiuso” (es. la guglia di un campanile)
mostrano segni di degrado molto minori
(talvolta quasi impercettibili) rispetto allo
stesso ingrandimento su immagini “a dettaglio
infinito”.
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